ATON su una meditazione di SEDIR

Anticipiamo un brano dell’articolo di fondo elaborato da ATON per il prossimo numero della Rivista L’UOMO DI DESIDERIO. Con questo articolo, di cui si nota la corrispondenza temporale dell’ingresso del Sole nel segno dello Scorpione, nella parte più buia dell’anno, tocca il tema oscuro del lutto. Solo ATON poteva farlo con tanta levità e con la capacità di infondere la consapevolezza chiara che il lutto riguarda soltanto il corpo materiale, e non il nostro corpo di luce sottile, l’involucro dell’anima. Aton richiama l’incipit di Sedir alla corrispondente meditazione, il versetto evangelico Luca IX, 60, che esprime questo concetto con l’apparente paradosso: «Lasciate che siano i morti a seppellire i morti». È la stessa manifestazione contenuta nella frase che J.C. dice a Maria di Magdala: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre».

I LUTTI

di ATON S::G::M::

Lunedì 22 ottobre è iniziata la 43ma settimana dell’anno. Sedir (Yves Le Loup), ha scritto un libro, recentemente ripubblicato, a cura e con la traduzione di Antares, contenente 52 meditazioni, una per ogni settimana dell’anno. Per la quarantatreesima settimana Sedir, alla sua meditazione, ha dato il titolo “Lutti”.

Lo stesso Sedir, prima di sviluppare la meditazione, cita un versetto dei Vangeli. Per questa meditazione il versetto è tratto dal vangelo di Luca, in particolare è il versetto che si identifica con Luca IX, 60. Esso recita: “Lasciate che siano i morti a seppellire i morti”.

Una nota in calce alla meditazione richiama poi il 104mo canto dell’Uomo di Desiderio di Luis Claude de Saint Martin e, in particolare il brano che dice: “All’entrare nel mondo futuro, la Vita Spirituale inizierà a farsi sentire in tutte le facoltà del nostro essere”.

La citazione biblica, in testa alla meditazione, è dello stesso Sedir (una citazione biblica accompagna tutte le 52 meditazioni), mentre la nota è del curatore e traduttore Antares.

In questa, come in tutte le altre meditazioni, siamo in presenza di un magico incontro tra esoterismo e religione, naturale per Sedir e sottolineato dalla sagacia del curatore. Dico naturale per Sedir in quanto lo stesso da puro religioso, non condizionato cioè da presunte necessità di conferme o di espansione della religione che professa, nella sua, direi anzi nelle sue meditazioni, si rivolge ai fedeli, a coloro cioè che in questa terra hanno bisogno di essere guidati dall’autorità altrui nel loro agire quotidiano. Si rivolge ai fedeli nella consapevolezza però che le norme terrene, che lui suggerisce, derivano dalle norme cosmiche, dalle norme assolute.

In maniera più esplicita tale accostamento lo evidenzia Antares con la nota che richiama al canto di Saint Martin in cui lo stesso concetto espresso dal Vangelo di Luca in maniera criptica, è reso più comprensibile sia ai profani che, e a maggior ragione, a coloro che intendono percorrere la via Iniziatica.

La meditazione di Sedir parte dal sentimento terreno. La perdita di un nostro caro ci addolora, ci affligge. Cerchiamo in varia maniera di attirarlo a noi, ricorriamo alle preghiere, alle invocazioni, a volte anche alle sedute spiritiche. In buona sostanza il nostro egoismo fa sì che la persona cara che ha perso l’involucro terreno, si occupi ancora di noi e dei nostri sentimenti e non di ciò che il naturale progetto dell’Ente Emanante, della Divinità, gli ha riservato per il compimento dell’opera.

Agendo guidati dal sentimento terreno, sentimento che ci condiziona, prevale il ricordo della tenerezza, dell’affetto, dell’amore, del sentimento di amicizia che ha creato fra di noi un meraviglioso rapporto in questa dimensione. Sembra quasi che non lo si voglia lasciare andare “ad occuparsi interamente delle loro nuove ed inaspettate necessità” come dice lo stesso Sedir.

Ma, dice Luca nel suo Vangelo: “Lasciate che siano i morti a seppellire i morti” in quanto, come dice Saint Martin “All’entrare nel mondo futuro, la Vita Spirituale inizierà a farsi sentire in tutte le facoltà del nostro essere”.

Queste due piccole, meravigliose espressioni, ci consentono di pervenire a due risultati, entrambi da noi ricercati con forza e determinazione. Il primo risultato è il superamento della paura della morte; ci dice Saint Martin che solo dopo la morte, l’unica vita eterna, la vita spirituale, si farà sentire in tutto ciò che ha composto la nostra essenza, in maniera visibile durante l’intervallo tra la vita e la morte, e continuerà a comporci, in maniera invisibile al resto della manifestazione, dopo che avremo lasciato l’involucro che ha reso visibile la nostra composizione.

Il secondo risultato lo si raggiunge considerando il momento del trapasso dei nostri cari non come una definitiva scomparsa della loro presenza da noi ma come un momento di perfezionamento della loro essenza. Non dobbiamo essere noi a seppellire i morti cercando di prolungare nel nostro affetto, nei nostri sentimenti, la loro vita terrena, ma lasciamo che siano gli altri morti a seppellirli. Loro conoscono il posto che il progetto divino ha riservato ai nostri cari defunti e l’essenza dei nostri cari si mescolerà alla loro essenza per portare avanti un progetto che non è più nostro.

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L’Uomo di Desiderio nr. 6

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Solstizio d’Estate (con il favore della luna piena, pubblichiamo)

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Indice

Alla Luce del Sole – Editoriale di ATON 

Annotazioni sui Sette Salmi: il Salmo 130 «De Profundis Clamavi» di David Aaron Le-Qaraimi

Camminare nel cielo di Simplicius

Gesù di Nazareth tra leggenda e realtà (seconda parte) di Tammuz

Invarianti dell’esoterismo: la legge di analogia di Ereshkigal

Libertà e Libero Arbitrio di Giona

La coscienza come memoria di Asar Un-Nefer

Ordini Iniziatici e Uomini del Terzo Millennio di Aton

 

Le pagine delle corrispondenze

Attualità della Teologia – Intervista di Davide C. Crimi al prof. Luigi Moraldi, traduttore in Italia dei Manoscritti di Qumran e Nag-Hammadi

Meditazione di Carmela Belfiore

Autoperfezionamento di Elena Lazarenko – Елена Лазаренко

Sul romanzo «Frankenstein ossia il Prometeo moderno» di Virginia Villari

Tradizione e Morale Massonica di Tiziana Mistrali

Un quadro di Ennio Prestopino

Un quadro di Antonino Scandurra

Sulla raccolta del maestro Umberto Moschetti «Benaco» di Fiorella Salvi

Case nell’Aria di Manrico Murzi

 

Le parole dei Maestri Passati

Aforismi tratti dal Trattato sulla Reintegrazione degli Esseri di Martines De Pasqually

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Sulla natura del Martinismo

Circola con insistenza in questi giorni la tesi che il Martinismo debba qualificarsi come Ordine Iniziatico Cristiano. Il tema è molto semplice e ha il dono di risolversi come non escludente in quanto, come abbiamo dimostrato con un precedente articolo che riporta le posizioni dei Maestri Passati, definire il Martinismo come Ordine Iniziatico Cristiano è possibile sulla scorta di quanto sostenuto da Gérard Encausse nell’ultima fase e da suo figlio Philippe, con una punta brillante data da Robert Amadou, di cui sono molto apprezzate alcune interpretazioni esegetiche.
Tuttavia, ciò non deve trarre in inganno: la definizione del Martinismo come Ordine Iniziatico Cristiano è corretta soltanto a condizione di considerarla non esclusiva, e cioè come carattere di un determinato Ordine, e non condizione necessaria. Possono ben esistere altri Ordini Martinisti che non condividono la connotazione cristiana e, coerentemente al repertorio di strumenti ereditati dai Maestri Passati, si manifestano con piena indipendenza non solo dal cristianesimo ma da tutte le religioni rivelate.

chariot 2Tra l’altro, con il precedente articolo “Sulle “Osservazioni” del S::G::M:: Aton e, in particolare, se il Martinismo possa o meno considerarsi un Ordine Cristiano ovvero se gli Ordini Iniziatici debbano considerarsi “via interiore”, interrelata ma diversa e distinta dalle religioni rivelate”, abbiamo dimostrato che i termini della questione sono già noti, riferendo come fu posta e risolta nel 1968 quando Tripet (S::G::M:: del Martinismo Svizzero) – cui si unirono tutti i principali esponenti del Martinismo dell’epoca – rifiutò di aderire alla circolare di Philippe Encausse che tanto prescriveva, ritenendola un insopportabile riduzionismo.

Contro l’interpretazione dei due Papus abbiamo richiamato la diversa interpretazione di Aldebaran, di Flamelicus, persino dei papussiani Nebo e Blitz: ciò conduce a riconoscere fondata la scelta interpretativa del Martinismo come Ordine Iniziatico Cristiano; ma questo fondamento non è esclusivo e si manifesta minoritario ed esteriore.

Il carattere minoritario è comunque degno di tutto il rispetto dovuto nel senso che, come già detto sopra, chi volesse aderire a questa interpretazione cristiana può legittimamente ben farlo: ma sarebbe un’indebita e forzata posizione quella di ritenere di doverla imporre all’intero Martinismo. Il Martinista, dicono tutte le fonti, sa che l’unica religione è quella della coscienza e della verità e per questo è detto costantemente Filosofo dell’Unità.
Confermando, per la terza volta, che è pur legittimo utilizzare l’interpretazione cristiana per un Ordine che ciò sceglie, non meno è insensato e inopportuno, nonché storicamente e dottrinalmente infondato, pretendere che tutti gli Ordini Martinisti debbano conformarsi a tale assunto.  L’ancien régime è finito, risibile il dogma dei chierichetti.
Il Martinismo è un Ordine Illuminista: questo è il punto essenziale.
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Chi si separa dal Martinismo è chi, con scelte riduzionistiche, pretende di sostituire la parte al tutto, la dimensione parziale dell’interpretazione cristiana alla ricchezza ermeneutica consolidata dai Maestri Passati.
Se di scissione si dovrà parlare, sia chiaro che non si tratta di due gruppi che si dividono, ma soltanto di una parte che decide di andarsene e, con l’intransigenza di chi vuole imporre una definizione, di fatto si autoesclude e si trincea nella sua nicchia.
Di questa autoesclusione, autocratica e secessionista, non possiamo non rilevare l’inconsistenza rispetto alla natura cosmopolita del Martinismo e una certa qual ossessione pretesca, che la autoconfina in una parrocchia di periferia.
Tutto ciò non è grave in sé, perché non si perde nulla dal venir meno di un’alleanza sleale che nasconde una clausola occulta: l’imposizione dell’etichetta cristiana.  Nessun rammarico da parte di chi non ha interesse per un percorso esoterico che si risolve in uno sbiadito “esoterismo cristiano”. Nessun rammarico per chi si sente del tutto alieno e inconciliabile con l’interpretazione cristiana, verso la quale si manifesta se mai rispetto, sempre dovuto, e un moderato interesse storico (a proposito: di quale cristianesimo si parlerebbe? cattolico? ortodosso alla Amadou? protestante alla Martinez? rosacrociano alla Bohme?)
Il rammarico e la gravità dei fatti sta nel dover registrare come una volontà parziale, inconciliabile al vero spirito Martinista, voglia imporre la parte per il tutto, insensibile per opportunismo al ruolo di Filosofo dell’Unità che la Luce Martinista richiede.
Non va dimenticato che il simbolismo fondamentale del Martinismo allude a strumenti di dissimulazione per proteggere, rosicrucianamente, la Verità interna dalla volgarità e dalla violenza del mondo esterno. In questo senso è lecito ritenere il cristianesimo un manto esteriore, un involucro necessario in una certa fase storica, peraltro desueta, barocca e non più attuale. Né vale l’arbitraria distinzione tra forma religiosa e forma spirituale, perché sarebbe praticare un linguaggio che celebra l’egemonia cattolica, che qui non è condivisa e, pertanto, si presenta come minaccia e come veleno rispetto allo scopo più alto, che è quello di fare del Martinismo un sacerdozio di tutti i culti, intesi maieuticamente come forme provvisorie e parziali di una più alta verità, inaccessibile agli uomini e sfiorata dai veri Iniziati.
In conclusione, è utile ripeterlo allineandoci ai più autorevoli Maestri Passati, il Martinismo è Filosofia Unitaria, capace di accogliere in sé i diversi orientamenti – tra i quali, evidentemente, anche quello cristiano – ereditati per Tradizione, sempre con spirito di accoglienza della diversità nell’Unità, alla quale soltanto ci atteniamo.

Osservazioni

intorno alle «Precisazioni» apparse sulla pagina web della Fratellanza Martinista Italiana

di ATON

In quanto firmatario del Protocollo del Martinismo Italiano, l’importante documento sottoscritto tra i diversi Ordini Martinisti Italiani in occasione del Convento di Padova tenuto il 27 Settembre 2014, devo manifestare una visione divergente in rapporto a quanto trovo scritto nelle introduttive Precisazioni. Il mio dissenso è voltairiano nel senso che rispetto completamente la libertà di opinione altrui, ma non posso e non devo rinunciare a esprimere idee che reputo fondamentali per la corretta interpretazione del Martinismo.

Il fatto che l’estensore delle Precisazioni, pur non menzionandomi, abbia contestato alcune mie affermazioni, idee e comportamenti, non è il punto decisivo.  Il nodo principale non è mai soggettivo, per un Martinista.  Il problema è il metodo: perché il testo delle Precisazioni in argomento appare in unica pagina con il Protocollo, realizzando così una miscela tra opinioni e documenti ufficiali che appare fuorviante e non corrretta sul piano epistemologico. Si corre il rischio così di omologare opinioni soggettive con documenti condivisi e questo potrebbe dare la sensazione del voler carpire la sincerità di chi, leggendo, non conosce i retroscena e si trova dunque di fronte a un quadro manipolato e alterato.

Indubbiamente il sito della Fratellanza, fra tante cose, ne ha detta una certamente esatta.  La frase è attribuita a Thot e dice: «solo il simile può intelligere il simile». Siamo perfettamente d’accordo; per “intelligere” le espressioni contenute nelle Precisazioni occorre una mente più portata a valorizzare la forma che la sostanza. Per fortuna non sempre è così tra i Martinisti.

Cominciamo dall’inizio. Più che la corretta verità, credo che l’estensore dell’articolo abbia esposto la “sua” verità e, conoscendo a fondo i limiti dell’animo umano, si è nascosto dietro l’autorevolezza dell’intera Fratellanza, così come oggi costituita dagli Ordini che hanno sottoscritto il Protocollo. Ma, in tal modo, discredita i tentativi di ricostruire unità e armonia.  Forse questo non gli interessa, almeno, non quanto la possibilità di raggiungere una posizione di egemonia.

La parte storica delle Precisazioni mi sembra un preambolo costruito ad arte per legittimare una tesi particolare, per dare a questo scritto un carattere di continuità tradizionale che in realtà non possiede.  In ogni caso, ho sempre ritenuto che la bontà di un Ordine Esoterico si misura dalla operatività che lo stesso mette a disposizione dei suoi aderenti e non dalle patenti, dai lustrini od altri artefatti. Dobbiamo purtroppo constatare che buona parte dei contenuti riportati dall’estensore delle Precisazioni – estensore che, per tanti motivi, non mi è difficile identificare – denotano un’attitudine dissonante con lo spirito del Martinismo, cedendo a un’arroganza che si manifesta come labile copertura della debolezza delle argomentazioni. Leggendo, ho avuto l’impressione di assistere alla passeggiata sulla spiaggia di qualcuno che gonfia il torace per mostrarlo alla gente e poi, quando è solo, lo sgonfia, riprendendo, finalmente, la propria reale natura “tutta pancia”.   

Detto ciò, è lecito avere posizioni differenti su aspetti specifici.  Questo vale in special modo per il tema dei poteri iniziatici delle donne.  Mi sembra superfluo insistere sulla questione del IV grado e sul conferimento dello stesso alle donne. Già nell’articolo pubblicato nella rivista “L’Uomo di Desiderio” ho affrontato l’argomento e, poiché le Precisazioni espresse nella rivista della Fratellanza “Il Trilume” non portano elementi nuovi, è superfluo continuare a discutere. Ognuno resta del proprio parere e ogni parere è degno di rispetto; rispetto che è sempre dovuto, anche da chi dovesse ritenerlo errato. Ne arguisco che il termine “stravaganze”, dev’essere stato scelto da chi lo ha usato nelle Precisazioni, per riferirlo senz’altro al proprio Ordine. Per eleganza e per rispetto, siamo certi che l’estensore del testo non si sarebbe permesso una simile ingerenza.

Diversa e rilevante la questione che si pone in relazione ad un altro aspetto di metodo.  In effetti, come giustamente asserisce il redattore delle Precisazioni, nella riunione di Padova è stato commesso un errore: prima di celebrare la firma del Protocollo, non è stata pretesa l’esibizione delle patenti e delle credenziali dei sottoscrittori. Tuttavia, se si fosse pretesa, dubito che quella riunione sarebbe stata portata a termine: e ciò non per inadeguatezza di coloro ai quali si riferisce il redattore delle Precisazioni, ma per altre inadeguatezze sulle quali è meglio tacere.

Ci sono aspetti che, tuttavia, devono essere affrontati. Il testo delle Precisazioni riferisce che «il G.M. di uno degli Ordini superstitiiniziò a pubblicare una serie di assurdità affermando, in barba a quanto da lui stesso sottoscritto, che LOrdine Martinista era stato FONDATO da Louis Claude de Saint-Martin o addirittura da Martinez de Pasqually”». Il redattore, da me ben identificato, avrebbe dovuto leggere più attentamente prima di gonfiare il petto e fare la ruota con quelle quattro penne che si ritrova nella coda che, a ben vedere, non sembrano quelle della fenice, e nemmeno penne di pavone. Se avesse ben letto, avrebbe capito che io mi riferivo non al fondatore materiale del Martinismo moderno, ma alla predisposizione degli strumenti operativi che, come è generalmente riconosciuto da tutti i Martinisti, sono riconducibili a De Pasqually e a Saint Martin. Capirlo vuol dire volerlo capire e non mi permetto di dire che capirlo vuol dire avere la capacità di capire.

Di grazia, il redattore poi mi definisce “vivace Fratello”. Lo prendo come complimento, se non fosse così dovrei commiserare e giudicare in ben altra maniera.   Affibbiatomi  questo appellativo, mi attribuisce inoltre la “colpa” di aver negato la centralità cristiana del Martinismo. Questo punto è di grande interesse, e dimostra tutta la parzialità – e dunque l’attendibilità – dell’analisi in discussione. Invero, che il Martinismo abbia una centralità non mi era noto. Non è mai troppo tardi, comunque, per imparare. Però, a mio parere, vi è un equivoco di fondo. Gli strumenti del Martinismo non sono di derivazione cristiana ma ebraica, e consentono di giungere alla conoscenza delle leggi del cosmo.

Chi ha raggiunto tale conoscenza o ha percorso almeno parte della via Iniziatica, adopera ciò che ha conosciuto per poter vivere adeguatamente la manifestazione nella quale è collocato. Questo, per un Martinista, significa adattare alle norme assolute le norme che regolano il suo agire, rendendo la sua condotta coerente alle regole in uso in quella parte della manifestazione ed in quel determinato periodo di tempo. Se l’Adepto vive in un paese ed in un’epoca le cui norme relative, specie quelle di carattere morale, sono determinate da una particolare religione, costui uniformerà, mediante la maschera e il mantello, la conoscenza acquisita alle norme religiose che vigono in quel territorio ed in quell’epoca. Colui la cui esistenza sociale è regolata dalla religione cristiana adeguerà le norme cristiane alla conoscenza dell’assoluto cui è pervenuto tramite il Martinismo.

In sostanza, avviene il contrario di ciò che molti considerano una peculiarità del Martinismo, la centralità cristiana. Non vi è dubbio infatti che la religione cristiana, in quanto Ordine Iniziatico, abbia strumenti propri per giungere alla conoscenza dell’assoluto. Tali strumenti però non sono utilizzati dal Martinismo, ma solo dalla gerarchia cristiana (si dovrebbe aggiungere una riflessione sulle differenze tra cristianesimo cattolico e cristianesimo protestante, e rinvio ad altra sede per un’analisi di maggior complessità). Ai fini attuali, non credo ci sia altra spiegazione in relazione al credo cristiano del Martinista a meno che non si voglia intendere, con l’espressione usata dal redattore delle Precisazioni, che il Martinismo non è altro che l’applicazione delle norme essoteriche che le gerarchie cristiane fanno conoscere ai fedeli. Questa tesi mi sembra alquanto restrittiva oltre che inverosimile e rende le Precisazioni pericolosamente imprecise.

Altro torto che il redattore attribuisce al sottoscritto è quello di lanciarsi in una autentica crociata per la concessione dei Poteri Iniziatici alle Sorelle, per cui sarebbe in atto un ripetuto attacco allOrdine Martinista, reo di oscurantismo medioevale. Credo proprio che qui il redattore delle Precisazioni non dica il vero. Il sottoscritto non ha fatto né intende fare alcuna “campagna”. Semplicemente, l’Ordine Martinista da egli presieduto riconosce i poteri Iniziatici alle Donne e ciò per lui è sufficiente. Che vi siano altri Ordini che non riconoscono detti poteri alle Sorelle non gli fa affatto dubitare di tali Ordini o dei Loro Gran Maestri; rende solo incompatibile la fusione e la reciproca  frequentazione degli Ordini, per la preclusione posta dagli Ordini che non conferiscono i poteri Iniziatici alle donne o agli uomini che che dalle donne sono stati iniziati. Questa credo sia una regola facilmente comprensibile e, a parte le divergenze, accettabile. E questo solo ha detto il sottoscritto, senza mettere in discussione altre tesi o altre opinioni. Chiunque asserisca cosa diversa dice il falso.  Per un ultimo sguardo sul punto, se si vuol vedere in prospettiva diacronica, cosa abbia fatto o scelto il Fratello Encausse riguarda solo lui, che aveva le condizioni per sottoscrivere i trattati di amicizia che ha ritenuto opportuni. Nutro solo qualche perplessità sulla possibilità di realizzare oggi, non contravvenendo alcuna regola, gli stessi trattati.  

La parte conclusiva delle Precisazioni lascia molto perplessi, ancor più di ciò che precede. Andiamo con ordine.

Si dice che quel Fratello “vivace” è solito concedere i poteri iniziatici anche a distanza di poco più di tre anni dall’associazione (contro una media di 10 – 15 anni).  Si dice inoltre che quel Fratello – sempre lui, il “vivace” – ha tollerato insulti ed aggressioni che alcuni di questi suoi velocistieffettuavano nei social-network a danno di Sovrani Gran Maestri di Altri Ordini Martinisti!  Si dice infine che alcuni notie (ben poco) stimatipersonaggi di frangia del Martinismo italiano, subito dopo il Convento di Padova, abbiano preso a sparare a zero contro la F.M.I. prendendosela soprattutto con alcuni dei suoi promotori. Alcuni degli aderenti alla F.M.I., lungi dal fare quadrato attorno alla Fratellanza, iniziarono il solito non meglio identificato giochino italiota noto come politica dei due forni(che talvolta diventano anche due, tre, quattro, cinque, etc.) contestualmente vagheggiando improbabili e stravaganti fusioni, assorbimentitra Ordini, etc.!

A queste Precisazioni mi preme replicare: è vero, anche se è accaduto una sola volta, ho conferito i poteri iniziatici dopo tre anni dall’ingresso nell’Ordine Martinista. Affermo con tutte le mie residue forze che i circa tre anni di lavoro della persona a cui ho conferito tali poteri quanto a saggezza, preparazione esoterica e “conoscenza” potrebbero equivalere a diverse vite dell’estensore delle Precisazioni. Con altrettanta forza posso affermare che i gradi ed i poteri iniziatici non si conferiscono in base al periodo trascorso ma in base ad altre e ben più importanti doti. Nel caso della persona alla quale ho conferito i poteri iniziatici in tale ristretto periodo, io, emettendo implicitamente un giudizio che a nessun individuo permetto di sindacare, ho riscontrato qualità che poche volte si rinvengono.

La pretesa di difendere eventuali offese o aggressioni subite da chi fa parte della Fratellanza (a prescindere dal fatto che non si condivide e non si è mai condiviso nessun giudizio espresso con parole non degne di un vecchio iniziato) va corretta in base ai presupposti, e non va confusa la posizione del singolo Fratello rispetto a quella dell’intera Fratellanza.  Per chiarire: la pretesa di difendere la Fratellanza è più che legittima ma solo se il membro della Fratellanza viene aggredito per motivi esoterici. Se l’aggressione riguarda motivi profani (e quindi che riguardano non la Fratellanza ma il singolo Fratello in quanto persona) difendere ad ogni costo un membro solo perchè fa parte della Fratellanza, se i presupposti sono sbagliati, può equivalere a complicità o collusione: e ciò non ha nulla a che vedere con la vera Iniziazione.

La stessa cosa può dirsi riguardo al tollerare comportamenti di membri del proprio Ordine Martinista che non siano orientati a difendere un membro della Fratellanza di un Ordine diverso dal proprio. Un Martinista dovrebbe ben sapere che, dopo il conferimento dei poteri iniziatici, il nuovo SII non deve più dar conto del suo agire a nessuno, nemmeno al suo iniziatore. Questo riguarda naturalmente i motivi esoterici, figuriamoci poi se questi motivi sono profani, anzi, molto profani.

Concluderei con un’annotazione storica, anche qui divergente dalle Precisazioni, per sottolineare un elemento psicologico. Arturus, Apis ed Orpheus, dopo aver preso atto dell’allontanamento di alcuni dalla vecchia Fratellanza, avrebbero potuto supporre, con la ragione umile che è propria delle persone di grande statura intellettuale, di non essere necessariamente dalla parte della ragione. Ma l’umiltà non è di tutti. È più facile essere arroganti che umili: su questo si può solo aggiungere che l’unica cura possibile è l’esortazione a meditare e praticare e ritornare sempre agli insegnamenti di base del Martinismo.