Radici profonde: Pico della Mirandola, Johannes Reuchlin

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Giovanni Pico della Mirandola

Nel capitolo iniziale del libro “L’Antica Chiesa , 1490-1517”,  Diarmaid MacCulloch identifica i due pilastri del cristianesimo romano nella Messa, con la sua stretta relazione con la fede nel Purgatorio, e nel primato papale.

La crisi di questi due elementi si era aperta dapprima con l’incrinarsi del primo pilastro, a causa degli abusi nella vendita delle indulgenze. Le domande sulla Messa avevano portato alle spiegazioni di Tommaso d’Aquino, che aveva piegato Aristotele al pensiero della Chiesa, facendogli sostenere, che il pane e il vino della Comunione  conducevano a un processo di transustanziazione, in cui gli incidenti, o le proprietà esterno-sensoriali, restavano invariate, mentre la sostanza (ciò che sta sotto, non disponibile per i sensi) diveniva il corpo e il sangue di Cristo. Gli adepti dell’ “obbedienza romana” generalmente accettarono questo modello, ma nel XVI secolo in Europa migliaia di protestanti vennero bruciati sul rogo per aver negato la presunta idea di Aristotele.  Presunta, in quanto il filosofo greco non aveva mai sentito parlare di Gesù Cristo.

Il secondo pilastro, il primato (l’infallibilità) del papa, aveva resistito in Inghilterra alla sfida da John Wyclif (1328-1384) e dei suoi sostenitori (Lollards) , ma dopo che, importando questi concetti, Jan Hus fu bruciato sul rogo nel 1415, una ribellione stabilì una Chiesa indipendente hussita in Boemia. Gli hussiti usavano il ceco al posto del latino e insistevano sul fatto che la Chiesa sarebbe meglio gestito da un’autorità collettiva che non soltanto dal vescovo di Roma.  Tuttavia, questo argomento del “conciliarismo” o del governo da un concilio di vescovi, venne sconfitto da papa Alessandro VI e Papa Giulio II.

Nel XV secolo, le famiglie nobili avevano assunto molte proprietà della Chiesa, selezionando laici potenti conosciuti come commendatari per eseguire le abbazie, spesso con “genuino idealismo.” Durante l’ascesa di governi laici, o repubbliche, nel XVI secolo, la monarchia dei Valois di Francia avevano mantenuto distanza dal Papa, e l’inglese Enrico VII aveva iniziato una lotta per l’indipendenza che suo figlio Enrico VIII in seguito avrebbe vinto.

La caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi nel 1453 minacciò Europa fino alla fine del XVII secolo, con circa un milione di europei cristiani presi schiavi tra il 1530 e il 1640. I musulmani furono respinti solo nei regni iberici, dove il castigliano Francisco de Ximénes Cisneros aveva realizzato riforme amministrative per la Chiesa castigliana ma brutalizzando gli ebrei durante l’Inquisizione. Allo stesso tempo, la penetrazione spagnola e portoghese del Nuovo Mondo aveva fatto penetrare la Chiesa nelle nuove terre.

La contaminazione tra mondo arabo ed europeo aveva già prodotto, all’alba del XIII secolo, la scintilla da cui sorse la Scuola di traduzione di Toledo che, sin dalla reconquista nel 1085, fu luogo di condivisione e di tolleranza verso musulmani e ebrei,  permettendo la penetrazione di un moto di rinascimento filosofico, teologico e scientifico nell’intera Europa.  Toledo fu in quell’epoca il centro della cultura ispanico-moresca, luogo in cui i sapienti dell’epoca convergevano per prendere parte alla grandiosa opera di traduzione delle versioni in arabo delle opere in greco che erano state distrutte perché ritenute eresia.

La grandiosa opera di traduzione svolta da quella che poi sarà definita la  Escuela de traductores de Toledo (nella quale il centro di irradiazione era il nucleo dei filosofi dei primi Alumbrados), designa l’insieme dei processi di traduzione e interpretazione di testi classici greco-latini alessandrini, convertiti dall’arabo o dall’ebraico in lingua latina, utilizzando lingue romanze come il castigliano o e il catalano.

Si traducevano molte opere, con un importante contributo alla diffusione delle teorie di Aristotele, tramite la traduzione delle opere di Averroè (tradotto in specie da Yehuda ben Moshe, prossimo al contesto di Moshé Maimonide e del seme da cui sarebbero emersi i libri cabalistici “spagnoli”: Bahir, Zohar e Yetzirah).  Ma le opere oggetto di traduzione ritenute di assoluto pregio erano specialmente quelle che avevano per argomento la mappatura del cielo stellato e il funzionamento del cosmo.

La Escuela giunse alla notorietà per via dell’opera svolta da  Johannes Hispalensis, ebreo convertito sivigliano che pubblico i testi astrologici arabi nella sintesi “Epitome Totius Astrologi攑.

Quest’opera ebbe una funzione di trascinamento, determinandol’arrivo a Toledo di sapienti da tutta l’Europa. Tra gli italiani Gerardo da Cremona, tra i tedeschi Hermann il Dalmata e Hermann il Tedesco: tra gli inglesi, Roberto di Retines, Adelardo di Bath, Alfredo e Daniele di Morlay e Michele Scoto.  Quest’ultimo sarà l’astronomo di corte della Scuola Poetica Siciliana alla corte di Federico II.

Quando le vicende determinate dal complotto contro gli Hohenstaufen determineranno la tragica fine del regno di Federico II, l’eredità di questa tradizione passerà alla Accademia Platonica Fiorentina alla corte di Cosimo de’ Medici, da cui scaturirono la traduzione del Corpus Hermeticum ad opera di Marsilio Ficino e di Giovanni Pico della Mirandola che fu anche autore del mirabile Discorso sulla dignità dell’uomo (Oratio de hominis dignitate) del 1486, composta da 900 tesi che dimostrano la potenza dell’intelletto che mette l’essere umano di fronte alla propria responsabilità.

All’indomani dell’editto della cacciata dei “Moriscos” dalle terre di Spagna, Pico acquistò la gran parte dei libri degli ebrei italiani (e siciliani), permettendo ad una linea di intersezione tra cabala ebraica ed esoterismo cristiano di attecchire.

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Johannes Reuchlin De Arte Cabalistica

Il periodo 1524-1540 vide aumentare le tensioni tra i poteri civili ed ecclesiastici. E ‘iniziato con la guerra dei contadini e fu segnata dai travagli gli Anabattisti in Moravia, guidati da Jakob Hutter a fondare una Chiesa separata. Lutero e Melantone si incontrarono con altri teologi nel 1529 a Marburgo, dove trovarono unanime accordo su quattordici articoli che divennero la base della Confessione di Augusta, la pietra angolare del protestantesimo.

Johannes Reuchlin (detto anche Johann Reichlin o grecizzato in Kapnion, Capnio), fu il principale raccordo tra l’Europa mediterranea e il protestantesimo.  Si recò nel dicembre 1481 a Tubinga con l’intenzione di insegnare presso la locale Università, ma alcuni suoi amici lo raccomandarono al conte Eberhard von Württemberg, il quale stava per intraprendere un viaggio in Italia e necessitava di un interprete.  Il viaggio durò soltanto alcuni mesi, fino all’aprile 1482, ma le possibilità di studio, considerati anche gli incontri a Roma e Firenze (soprattutto quelli presso l’Accademia medicea) con le maggiori personalità del Rinascimento, fra le quali Angelo Poliziano e, nel secondo viaggio nel 1490  Pico della Mirandola, della cui dottrina cabalistica egli divenne il principale erede, tanto da divenire il primo ebraista tedesco cui si deve, tra l’altro, la reintroduzione della conoscenza profonda dei Salmi nella versione ebraica reintegrata.

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Radici profonde: John Wycliffe e Jan Hus

John Wycliffe, 1331-1384, detto dai suoi seguaci l’astro del tramonto della Scolastica e la stella del mattino della Riforma, fu tra i primi traduttori della Bibbia dal Latino in Inglese.  Insegnò ad Oxford e si caratterizzò come dissidente rispetto alla Chiesa cattolica romana.  Il Concilio di Costanza lo dichiarò eretico dopo la morte, il 4 maggio 1415, ordinando che la sua salma fosse esumata e arsa sul rogo. Il messaggio di Wycliffe fu ripreso da Jan Hus, 1369-1415, che gli storici considerano il primo esponente del pensiero della Riforma. Insegnò all’Università Regia di Carlo a Praga, sotto il regno di Re Venceslao che con il famoso decreto “Kutna Hora”, riconobbe in Boemia tre entità: Baviera, Sassonia e Moravia (che includeva la Polonia e la Podolia, odierna Ucraina).  Hus utilizzò questa opportunità per configurare la Chiesa Morava.  Il Concilio di Costanza fu spietato con lui, rinchiudendolo nelle segrete dell’arcivescovo per 73 giorni, con patimenti di ogni genere e costretto a ritrattare.  Hus dichiarò che la sua dottrina era fondata sulle idee di Wycliffe e che non trovava in queste alcuna contraddizione e, se qualcuno fosse stato in grado di dimostrare la loro fallacia, sarebbe stato disponibile a ritrattare. La Chiesa reagì riesumando le spoglie mortali di Wycliff e bruciandole sul rogo. Lo stesso Jan Hus venne arso vivo sul rogo il 6 luglio 1415.