Perché operare [S:::G:::M:::Aton]

[Estratto dalla Rivista “L’Uomo di Desiderio” / Equinozio di Primavera]

Non è facile intendere la necessità di operare se non si parte dalla esistenza, in tutto il cosmo e non solo su questa terra e in questa dimensione, dei quattro elementi, aria, acqua, terra, fuoco e del diverso trattamento che loro stessi subiscono quali unici componenti dell’Ente Emanante, della emanazione e della manifestazione. Non mi soffermo sulla descrizione di Ente Emanante, emanazione e manifestazione così come non mi soffermo sulla descrizione dei quattro elementi. Magari lo si farà in altra occasione; per adesso desidero esternare la mia convinzione sull’opportunità di operare e di ben operare. Per manifestazione si intende anche il nostro corpo. La manifestazione, cioè il nostro corpo, scaturisce da una attività messa in atto dalla emanazione, cioè da ciò che l’Ente Emanante ha causato ma che, in quanto emanazione è ancora invisibile; diventa visibile solo dopo che la emanazione, attraverso un procedimento in cui la vibrazione è momento importante, produce la manifestazione, cioè, nel nostro caso, l’uomo ovvero il corpo dell’uomo. Ma il nostro corpo è composto da tanti organi e ad ogni organo corrisponde una diversa vibrazione della emanazione. I nostri Organi, per analogia, sono riconducibili a delle costellazioni, a dei pianeti, ai quali corrispondono anche delle classi angeliche. La corrispondenza è determinata dal fatto che ad ognuna di queste costellazioni, pianeta o classe angelica, corrisponde una diversa vibrazione riconducibile alla vibrazione particolare emessa dall’emanazione nel manifestare quel particolare organo del corpo. Evocando quindi o invocando le potenze (qualità) che, per analogia, richiamano quell’organo determinato si concentra la propria attività su quell’organo. L’attività può anche tendere alla guarigione di quel determinato organo, in tal caso deve esser capace di rinviare quel particolare organo (manifestazione) alla emanazione che lo ha posto in essere insieme all’uomo. La emanazione lo “resetta” per usare un termine ormai consueto, e lo restituisce come manifestazione. Questo lavoro di ricongiungimento della manifestazione alla emanazione, che si ottiene solo operando, è reso più semplice dalla conoscenza che ci fornisce il vademecum, specie quello del SI, delle varie corrispondenze tra le costellazioni, i pianeti, le classi angeliche ed i vari organi del corpo. Tali analogie sono descritte, in qualche maniera (in maniera direi criptica o da alchimista) da Agrippa e da altri autori. Conoscendo le corrispondenze, ovvero l’analogia fra il corpo umano e le varie costellazioni o component del cosmo, possiamo constatare che le invocazioni ed evocazioni hanno la stessa funzione che ha la preghiera nelle varie religioni. Solo che la conoscenza delle varie analogie rende la “preghiera” più precisa più tendente all’obiettivo. Le evocazioni ed invocazioni mi obbligano ad aprire una breve parentesi relative alla pretesa differenza tra via cardiaca e via teurgica. A mio parere questa differenza non consiste, come si dice spesso, nella mancanza, per la via teurgica, delle analogie e quindi delle loro invocazioni o evocazioni. Ritengo che queste vi siano in tutte e due le vie ma mentre nella via cardiaca sono espressione del contatto diretto dell’operatore che ha subito già una certa trasformazione, e l’Ente Emanante, nella via teurgica i soggetti dell’analogia sono utilizzati in pratiche quali la loro iscrizione in un cerchio, ovvero la iscrizione o la collocazione delle cifre o dei segni corrispondenti in un particolare contesto, in un particolare momento e dopo aver fatto determinate altre operazioni e dovrebbero produrre i loro effetti a prescindere dalla “trasformazione” dell’operatore. Questa teoria non mi trova d’accordo. A mio avviso sia la intesa via cardiaca sia la intesa 12 via teurgica hanno come presupposto la “trasformazione” ovvero la rettificazione di colui che opera. Invano a mio avviso chi dice di praticare la via teurgica afferma che detta via è efficace, se la si segue pedissequamente, in ogni caso: La rettfificazione la ritengo indispensabile in entrambe le vie. Sappiamo che l’immortalità è uno dei risultati più importanti che l’operatività ci fa intravedere. Ma l’immortalità la raggiungeremo in ogni caso dopo la scomparsa del nostro involucro, dopo la nostra morte ed è riduttivo ritenere che tutto ciò che facciamo, tutta l’operatività che l’appartenenza ad un Ordine Iniziatico ci suggerisce, giovi solo a conoscere anticipatamente ciò che, in ogni caso, sapremo. Ed allora cosa c’è di altro. Abbiamo accennato alla possibilità di ottenere la guarigione di parti del nostro corpo e si è ditto cosa, in pratica produce tale guarigione. Ma in questa terra, in questa manifestazione, in questa dimensione, cosa avviene? Da un punto di vista psicologico, morale noi, solo perchè abbiamo ben operato, notiamo una vera e propria trasformazione. Abbiamo un punto di vista diverso; ciò che ci accade viene da noi esaminato con criteri poco legati all’ambiente terreno. Ma questo non è tutto. Sappiamo che possiamo ottenere dei benefici fisici sia per noi che per altri. Alcuni di questi benefici sono legati all’aumento o alla non diminuzione, che si ottiene operando, delle difese immunitarie dell’organismo. La medicina ufficiale lo ha scoperto solo recentemente, l’esoterismo lo sa da sempre. Invertendo il detto latino direi “corpore sano in mens sana” dove la sanità di mente non è dovuta solo al carattere ma alla conoscenza che si acquisisce con l’operatività. Un altro aspetto fisico che la medicina ufficiale sta scoprendo solo da recente, con la scoperta e la possibilità di intervenire sul DNA, è la possibilità del nostro corpo di ripristinarsi, di restaurarsi. Sappiamo che se ci facciamo un piccolo taglio o se ci procuriamo o avviene per forze esterne (come un incidente) un più o meno piccolo danno alle nostre membra, il corpo reagisce ed interviene. Non è capace di reagire o di intervenire se il danno è notevole, come per l’infarto, per l’ictus, per l’insufficienza renale, per la cirrosi epatica ecc. La medicina tradizionale solo oggi, con gli studi sul DNA, ha capito che vi è la possibilità di intervenire, non dico per far crescere arti che per trauma o per nascita o per malattia non ci sono mai stati o non ci sono più, ma almeno per restaurare qualche danno che si è verificato. Ebbene possiamo dire che anche questa possibilità era ed è conosciuta dall’esoterismo e forse di portata più ampia di quello che la moderna medicina può immaginare. Specie per intervenire sul fisico, nostro o di altri (non fa differenza) ricorriamo, operando, all’analogia. Sappiamo, per averlo studiato e per averlo constatato, che ad ogni parte del corpo si è data una corrispondenza analogica con gli astri, le costellazioni, le galassie, le stelle ecc. le quali a loro volta, sempre per analogia, corrispondono a divinità, o emanazioni terrene di tali divinità, a numeri, a lettere e quindi si mettono in correlazione ad invocazioni, evocazioni, preghiere ecc. Ho constatato anche che noi occidentali, o noi moderni, tendiamo, al fine di ottenere benefici terreni, ad esaminare, a sviscerare a capire ciò che altri hanno già intuito, e da tempo e ci rivolgiamo alla operatività religiosa, o che deriva dalle religioni cristiana, ebraica, musulmana ecc., secondo le nostre inclinazioni o meglio secondo le inclinazioni di chi si è dato la briga di studiare (vedi, per es. De Pasqually). Possiamo ben dire che gli attuali Ordini Iniziatici, a disposizione di noi occidentali, dettano un’operatività derivante dalla parte esoterica delle religioni rivelate. Qualche risultato lo otteniamo ma a che prezzo e con che fatica! Si può andare direttamente alla fonte come, credo, facciano molti orientali. 13 In tal caso l’operatività non deriva dalle religioni rivelate deriva dall’esame, dalla constatazione di ciò che dalla terra ci porta al cielo. Un accenno, un solo accenno a ciò che ha introdotto queste riflessioni. I quattro elementi. Essi non hanno nulla a che fare con quelli chimici che incontriamo nella vita di tutti i giorni. Essi sono “qualità di base” e non “sostanze di base”. Queste qualità di base vanno collegate alla nostra esperienza sensoriale e tenendo conto di questo si può intendere ciò che dicono i Dioscuri a loro proposito. Intanto gli stessi Dioscuri dicono che intendono fornire delle immagini, tipiche di ogni elemento, relative a corrispondenze più sottili rispetto alle corrispondenze tradizionali, classiche, corrispondenze tradizionali che ti indica certamente Agrippa il quale, dopo aver esposto che i vari elementi non si trovano in purezza e la loro combinazione diversa produce effetti diversi, dice che chiunque conoscerà le proprietà degli elementi e le loro mescolanze potrà…..io direi, ottenere la purezza iniziale (Agrippa dice che sarà un mago, ma questo appellativo avrebbe bisogno di ben altre spiegazioni anche se è esatto). E quì si innestano gli altri discorsi. Uno relativo all’Ente Emanante, alla emanazione ed alla successiva manifestazione ed un altro relativo proprio alla purezza della emanazione ed alla sua successiva, eventuale, manipolazione per avere acquisito impurità nella dimensione in cui si manifesta. L’Ente Emanante, cioè la divinità, prima di emanare è nel buoi, avvolta dall’oscurità e la religione ebraica lo identifica con Ain Sof, il vuoto oscuro ed illimitato. Poi emana e ciò che viene emanato, oltre ad essere una espansione della Divinità e contiene tutti i suoi elementi, diviene anche visibile in quanto risplende di luce (visibile, durante la permanenza in questa dimensione, solo all’iniziato). L’emanazione, in base ad un programma ben determinato si manifesta, cioè si rende visibile a chiunque e, attraverso una mescolanza particolare degli elementi (dei quattro elementi intesi nella maniera esatta, cioè come qualità e non come sostanze), assume la forma e le caratteristiche che corrispondono al programma dell’Ente Emanante. Questa emanazione, nel momento in cui viene emanata, è pura, e quì si inserisce il secondo punto, priva di scorie. Le scorie vengono acquisite nell’intervallo di esistenza in una certa dimensione (per l’uomo durante le varie fasi della crescita). L’iniziato, che, come tutto ciò che noi, anche da profani possiamo vedere, è anch’esso la manifestazione della Divinità e per togliere da se stesso le scorie accumulate, deve lavorare con i quattro elementi e cioè deve considerare in cosa gli elementi (e quindi le qualità umane) hanno subito alterazione. Lavorando sugli elementi (e l’elemento fuoco è molto importante in questa fase), ripristinano lo stato di purezza, di armonia, di completezza, che vi era al momento dell’emanazione. Come fare per lavorare sull’emanazione e sulla manifestazione. Si parte sempre dalla manifestazione. Il nostro carattere, i nostri pregi ed i nostri difetti, tutto ciò che forma la nostra personalità, si trovano nella manifestazione sia nel momento della nascita che dopo un certo periodo. Al momento della nascita vi sono solo i presupposti del nostro carattere, presupposti indispensabili per portare avanti quel programma che è peculiare della manifestazione in una data dimensione. In sostanza è un programma per lo più di sopravvivenza già presente al momento della nascita a cui, in seguito alla nascita, si aggiunge anche il programma di adattamento in relazione alla migliore sopravvivenza, considerando gli altri elementi della manifestazione che ci circondano. Il programma di conservazione e di adattamento comporta le ansie, le paure, i sentimenti positivi e negativi che, durante l’operatività bisogna prendere in considerazione. Perchè 14 bisogna prendere in considerazione? Appunto per avvicinare il più possibile lamanifestazione (in questo caso noi stessi) alla emanazione, cioè a come si era prima della nascita. Un primo lavoro operativo consiste quindi nel non considerare, nel non farsi condizionare da tutto ciò che abbiamo accumulato dopo la nascita, tranne dalla esigenza di conservazione che è un elemento fornito dall’emanazione anche se a lei estraneo (essendo immortale), mentre l’ulteriore lavoro operativo consiste nel conoscere le regole dell’emanazione, cosa che può avvenire dopo che si rende pura la manifestazione. Se conosci le regole dell’emanazione conosci le regole che valgono per tutto l’universo e che sono proprie dell’Ente Emanante. È importante, almeno per l’Iniziato, conoscere le regole universali in quanto esse sono assolute, non sono suscettibili di errore e possono dare nella vita in questa dimensione, le certezze e togliere le paure, le ansie, in buona sostanza fare conoscere la verità. Sta a noi poi, adattarla alle situazioni contingenti di questa dimensione o meglio di questa parte della dimensione nella quale si transita, per percorrere il nostro transito nella maniera migliore possibile. Ciò che ci dice il Martinismo, oltre a fornire le nozioni per una operatività efficace, fornisce anche, a mio parere, gli strumenti per intervenire senza sconvolgere il programma che prevede una permanenza limitata in ciascuna dimensione. Per intervenire sulle imperfezioni fisiche determinate da un evento accidentale o affrontato in un particolare stato di debolezza, e correggere eventuali errori fisici determinati dal protrarsi del programma nel tempo. Questo è il programma che è opportuno affrontare e che il Martinismo, l’Ordine Iniziatico che ci ha scelti, ci vuole insegnare. Aton

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