Osservazioni

intorno alle «Precisazioni» apparse sulla pagina web della Fratellanza Martinista Italiana

di ATON

In quanto firmatario del Protocollo del Martinismo Italiano, l’importante documento sottoscritto tra i diversi Ordini Martinisti Italiani in occasione del Convento di Padova tenuto il 27 Settembre 2014, devo manifestare una visione divergente in rapporto a quanto trovo scritto nelle introduttive Precisazioni. Il mio dissenso è voltairiano nel senso che rispetto completamente la libertà di opinione altrui, ma non posso e non devo rinunciare a esprimere idee che reputo fondamentali per la corretta interpretazione del Martinismo.

Il fatto che l’estensore delle Precisazioni, pur non menzionandomi, abbia contestato alcune mie affermazioni, idee e comportamenti, non è il punto decisivo.  Il nodo principale non è mai soggettivo, per un Martinista.  Il problema è il metodo: perché il testo delle Precisazioni in argomento appare in unica pagina con il Protocollo, realizzando così una miscela tra opinioni e documenti ufficiali che appare fuorviante e non corrretta sul piano epistemologico. Si corre il rischio così di omologare opinioni soggettive con documenti condivisi e questo potrebbe dare la sensazione del voler carpire la sincerità di chi, leggendo, non conosce i retroscena e si trova dunque di fronte a un quadro manipolato e alterato.

Indubbiamente il sito della Fratellanza, fra tante cose, ne ha detta una certamente esatta.  La frase è attribuita a Thot e dice: «solo il simile può intelligere il simile». Siamo perfettamente d’accordo; per “intelligere” le espressioni contenute nelle Precisazioni occorre una mente più portata a valorizzare la forma che la sostanza. Per fortuna non sempre è così tra i Martinisti.

Cominciamo dall’inizio. Più che la corretta verità, credo che l’estensore dell’articolo abbia esposto la “sua” verità e, conoscendo a fondo i limiti dell’animo umano, si è nascosto dietro l’autorevolezza dell’intera Fratellanza, così come oggi costituita dagli Ordini che hanno sottoscritto il Protocollo. Ma, in tal modo, discredita i tentativi di ricostruire unità e armonia.  Forse questo non gli interessa, almeno, non quanto la possibilità di raggiungere una posizione di egemonia.

La parte storica delle Precisazioni mi sembra un preambolo costruito ad arte per legittimare una tesi particolare, per dare a questo scritto un carattere di continuità tradizionale che in realtà non possiede.  In ogni caso, ho sempre ritenuto che la bontà di un Ordine Esoterico si misura dalla operatività che lo stesso mette a disposizione dei suoi aderenti e non dalle patenti, dai lustrini od altri artefatti. Dobbiamo purtroppo constatare che buona parte dei contenuti riportati dall’estensore delle Precisazioni – estensore che, per tanti motivi, non mi è difficile identificare – denotano un’attitudine dissonante con lo spirito del Martinismo, cedendo a un’arroganza che si manifesta come labile copertura della debolezza delle argomentazioni. Leggendo, ho avuto l’impressione di assistere alla passeggiata sulla spiaggia di qualcuno che gonfia il torace per mostrarlo alla gente e poi, quando è solo, lo sgonfia, riprendendo, finalmente, la propria reale natura “tutta pancia”.   

Detto ciò, è lecito avere posizioni differenti su aspetti specifici.  Questo vale in special modo per il tema dei poteri iniziatici delle donne.  Mi sembra superfluo insistere sulla questione del IV grado e sul conferimento dello stesso alle donne. Già nell’articolo pubblicato nella rivista “L’Uomo di Desiderio” ho affrontato l’argomento e, poiché le Precisazioni espresse nella rivista della Fratellanza “Il Trilume” non portano elementi nuovi, è superfluo continuare a discutere. Ognuno resta del proprio parere e ogni parere è degno di rispetto; rispetto che è sempre dovuto, anche da chi dovesse ritenerlo errato. Ne arguisco che il termine “stravaganze”, dev’essere stato scelto da chi lo ha usato nelle Precisazioni, per riferirlo senz’altro al proprio Ordine. Per eleganza e per rispetto, siamo certi che l’estensore del testo non si sarebbe permesso una simile ingerenza.

Diversa e rilevante la questione che si pone in relazione ad un altro aspetto di metodo.  In effetti, come giustamente asserisce il redattore delle Precisazioni, nella riunione di Padova è stato commesso un errore: prima di celebrare la firma del Protocollo, non è stata pretesa l’esibizione delle patenti e delle credenziali dei sottoscrittori. Tuttavia, se si fosse pretesa, dubito che quella riunione sarebbe stata portata a termine: e ciò non per inadeguatezza di coloro ai quali si riferisce il redattore delle Precisazioni, ma per altre inadeguatezze sulle quali è meglio tacere.

Ci sono aspetti che, tuttavia, devono essere affrontati. Il testo delle Precisazioni riferisce che «il G.M. di uno degli Ordini superstitiiniziò a pubblicare una serie di assurdità affermando, in barba a quanto da lui stesso sottoscritto, che LOrdine Martinista era stato FONDATO da Louis Claude de Saint-Martin o addirittura da Martinez de Pasqually”». Il redattore, da me ben identificato, avrebbe dovuto leggere più attentamente prima di gonfiare il petto e fare la ruota con quelle quattro penne che si ritrova nella coda che, a ben vedere, non sembrano quelle della fenice, e nemmeno penne di pavone. Se avesse ben letto, avrebbe capito che io mi riferivo non al fondatore materiale del Martinismo moderno, ma alla predisposizione degli strumenti operativi che, come è generalmente riconosciuto da tutti i Martinisti, sono riconducibili a De Pasqually e a Saint Martin. Capirlo vuol dire volerlo capire e non mi permetto di dire che capirlo vuol dire avere la capacità di capire.

Di grazia, il redattore poi mi definisce “vivace Fratello”. Lo prendo come complimento, se non fosse così dovrei commiserare e giudicare in ben altra maniera.   Affibbiatomi  questo appellativo, mi attribuisce inoltre la “colpa” di aver negato la centralità cristiana del Martinismo. Questo punto è di grande interesse, e dimostra tutta la parzialità – e dunque l’attendibilità – dell’analisi in discussione. Invero, che il Martinismo abbia una centralità non mi era noto. Non è mai troppo tardi, comunque, per imparare. Però, a mio parere, vi è un equivoco di fondo. Gli strumenti del Martinismo non sono di derivazione cristiana ma ebraica, e consentono di giungere alla conoscenza delle leggi del cosmo.

Chi ha raggiunto tale conoscenza o ha percorso almeno parte della via Iniziatica, adopera ciò che ha conosciuto per poter vivere adeguatamente la manifestazione nella quale è collocato. Questo, per un Martinista, significa adattare alle norme assolute le norme che regolano il suo agire, rendendo la sua condotta coerente alle regole in uso in quella parte della manifestazione ed in quel determinato periodo di tempo. Se l’Adepto vive in un paese ed in un’epoca le cui norme relative, specie quelle di carattere morale, sono determinate da una particolare religione, costui uniformerà, mediante la maschera e il mantello, la conoscenza acquisita alle norme religiose che vigono in quel territorio ed in quell’epoca. Colui la cui esistenza sociale è regolata dalla religione cristiana adeguerà le norme cristiane alla conoscenza dell’assoluto cui è pervenuto tramite il Martinismo.

In sostanza, avviene il contrario di ciò che molti considerano una peculiarità del Martinismo, la centralità cristiana. Non vi è dubbio infatti che la religione cristiana, in quanto Ordine Iniziatico, abbia strumenti propri per giungere alla conoscenza dell’assoluto. Tali strumenti però non sono utilizzati dal Martinismo, ma solo dalla gerarchia cristiana (si dovrebbe aggiungere una riflessione sulle differenze tra cristianesimo cattolico e cristianesimo protestante, e rinvio ad altra sede per un’analisi di maggior complessità). Ai fini attuali, non credo ci sia altra spiegazione in relazione al credo cristiano del Martinista a meno che non si voglia intendere, con l’espressione usata dal redattore delle Precisazioni, che il Martinismo non è altro che l’applicazione delle norme essoteriche che le gerarchie cristiane fanno conoscere ai fedeli. Questa tesi mi sembra alquanto restrittiva oltre che inverosimile e rende le Precisazioni pericolosamente imprecise.

Altro torto che il redattore attribuisce al sottoscritto è quello di lanciarsi in una autentica crociata per la concessione dei Poteri Iniziatici alle Sorelle, per cui sarebbe in atto un ripetuto attacco allOrdine Martinista, reo di oscurantismo medioevale. Credo proprio che qui il redattore delle Precisazioni non dica il vero. Il sottoscritto non ha fatto né intende fare alcuna “campagna”. Semplicemente, l’Ordine Martinista da egli presieduto riconosce i poteri Iniziatici alle Donne e ciò per lui è sufficiente. Che vi siano altri Ordini che non riconoscono detti poteri alle Sorelle non gli fa affatto dubitare di tali Ordini o dei Loro Gran Maestri; rende solo incompatibile la fusione e la reciproca  frequentazione degli Ordini, per la preclusione posta dagli Ordini che non conferiscono i poteri Iniziatici alle donne o agli uomini che che dalle donne sono stati iniziati. Questa credo sia una regola facilmente comprensibile e, a parte le divergenze, accettabile. E questo solo ha detto il sottoscritto, senza mettere in discussione altre tesi o altre opinioni. Chiunque asserisca cosa diversa dice il falso.  Per un ultimo sguardo sul punto, se si vuol vedere in prospettiva diacronica, cosa abbia fatto o scelto il Fratello Encausse riguarda solo lui, che aveva le condizioni per sottoscrivere i trattati di amicizia che ha ritenuto opportuni. Nutro solo qualche perplessità sulla possibilità di realizzare oggi, non contravvenendo alcuna regola, gli stessi trattati.  

La parte conclusiva delle Precisazioni lascia molto perplessi, ancor più di ciò che precede. Andiamo con ordine.

Si dice che quel Fratello “vivace” è solito concedere i poteri iniziatici anche a distanza di poco più di tre anni dall’associazione (contro una media di 10 – 15 anni).  Si dice inoltre che quel Fratello – sempre lui, il “vivace” – ha tollerato insulti ed aggressioni che alcuni di questi suoi velocistieffettuavano nei social-network a danno di Sovrani Gran Maestri di Altri Ordini Martinisti!  Si dice infine che alcuni notie (ben poco) stimatipersonaggi di frangia del Martinismo italiano, subito dopo il Convento di Padova, abbiano preso a sparare a zero contro la F.M.I. prendendosela soprattutto con alcuni dei suoi promotori. Alcuni degli aderenti alla F.M.I., lungi dal fare quadrato attorno alla Fratellanza, iniziarono il solito non meglio identificato giochino italiota noto come politica dei due forni(che talvolta diventano anche due, tre, quattro, cinque, etc.) contestualmente vagheggiando improbabili e stravaganti fusioni, assorbimentitra Ordini, etc.!

A queste Precisazioni mi preme replicare: è vero, anche se è accaduto una sola volta, ho conferito i poteri iniziatici dopo tre anni dall’ingresso nell’Ordine Martinista. Affermo con tutte le mie residue forze che i circa tre anni di lavoro della persona a cui ho conferito tali poteri quanto a saggezza, preparazione esoterica e “conoscenza” potrebbero equivalere a diverse vite dell’estensore delle Precisazioni. Con altrettanta forza posso affermare che i gradi ed i poteri iniziatici non si conferiscono in base al periodo trascorso ma in base ad altre e ben più importanti doti. Nel caso della persona alla quale ho conferito i poteri iniziatici in tale ristretto periodo, io, emettendo implicitamente un giudizio che a nessun individuo permetto di sindacare, ho riscontrato qualità che poche volte si rinvengono.

La pretesa di difendere eventuali offese o aggressioni subite da chi fa parte della Fratellanza (a prescindere dal fatto che non si condivide e non si è mai condiviso nessun giudizio espresso con parole non degne di un vecchio iniziato) va corretta in base ai presupposti, e non va confusa la posizione del singolo Fratello rispetto a quella dell’intera Fratellanza.  Per chiarire: la pretesa di difendere la Fratellanza è più che legittima ma solo se il membro della Fratellanza viene aggredito per motivi esoterici. Se l’aggressione riguarda motivi profani (e quindi che riguardano non la Fratellanza ma il singolo Fratello in quanto persona) difendere ad ogni costo un membro solo perchè fa parte della Fratellanza, se i presupposti sono sbagliati, può equivalere a complicità o collusione: e ciò non ha nulla a che vedere con la vera Iniziazione.

La stessa cosa può dirsi riguardo al tollerare comportamenti di membri del proprio Ordine Martinista che non siano orientati a difendere un membro della Fratellanza di un Ordine diverso dal proprio. Un Martinista dovrebbe ben sapere che, dopo il conferimento dei poteri iniziatici, il nuovo SII non deve più dar conto del suo agire a nessuno, nemmeno al suo iniziatore. Questo riguarda naturalmente i motivi esoterici, figuriamoci poi se questi motivi sono profani, anzi, molto profani.

Concluderei con un’annotazione storica, anche qui divergente dalle Precisazioni, per sottolineare un elemento psicologico. Arturus, Apis ed Orpheus, dopo aver preso atto dell’allontanamento di alcuni dalla vecchia Fratellanza, avrebbero potuto supporre, con la ragione umile che è propria delle persone di grande statura intellettuale, di non essere necessariamente dalla parte della ragione. Ma l’umiltà non è di tutti. È più facile essere arroganti che umili: su questo si può solo aggiungere che l’unica cura possibile è l’esortazione a meditare e praticare e ritornare sempre agli insegnamenti di base del Martinismo.

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2 pensieri su “Osservazioni

  1. Finalmente troviamo sul web degli effettivi studi sul Martinismo e non le consuete supercazzole, espresse fra l’altro con ignorante arroganza. Non possiamo che ringraziare Aton e condividere le sue correttissime precisazioni e informazioni.

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