Perché operare

Questo articolo fa eco ad uno di eguale titolo scritto alcuni mesi or sono dal S::G::M:: ATON. Il desiderio di scrivere nasce dalla rilettura degli scritti del metafisico orientale Sankara, dove ho trovato qualcosa di veramente prossimo agli insegnamenti del N::V::O:: e nello spirito con cui il S::G::M:: li trasmette.

Mi riferisco a quel passaggio [A1P1A4] in cui si definisce che l’entità interna alla nostra coscienza [Atman in quanto scintilla dell’universale; Brahman in quanto universale] è connessa indissolubilmente per il legame della Conoscenza [Veda].

Il commento di Sankara è chiarificatorio: durante la nostra vita ordinaria, questa connessione è imperfetta, condizionata dalle molteplici attività necessarie [Karma] che ci impegnano. In questi momenti, è l’Io individuale [Jiva], l’ “Io sono” [Aham] che agisce: l’Atman non può che registrare alla coscienza gli atti e le azioni.

L’unico momento della giornata in cui il Jiva è perfettamente allineato all’Atman è la meditazione o l’atto rituale. Quando la meditazione è profonda o la sintonia del rituale è molto elevata, allora il Jiva è completamente sostituito dall’Atman, compenetrato [Jivatman], e può trovare effettiva connessione in alcuni preziosi momenti con lo stato di coscienza abissale del Brahman.

L’unico momento quotidiano durante la fase conscia in cui la nostra anima ha la possibilità di connettersi con la coscienza abissale è il momento della meditazione (o del rito). L’altro momento è il momento del sonno profondo, dato a tutti coloro i quali non siano in un turbamento della coscienza tale da non permettere loro di staccarsi dalla psiche ordinaria. Per tutelare il momento del sonno profondo, è necessario non compiere azioni contrarie alla coscienza. Per tutelare il momento della fase conscia, è necessario operare, meditando o esercitando il rito.

Nel simbolismo della tradizione occidentale, la congiunzione tra jiva [essere individuale] e Brahman [essere trascendente] è data dall’intersezione dei due triangoli da cui si sviluppa il nostro venerato Esagramma.

 

Jivatman.gif

 

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