Altro sul redazionale di Ecce Quam Bonum e sulle “Osservazioni” del Maestro Aton

e, in particolare, se il Martinismo possa o meno considerarsi un Ordine Cristiano ovvero se gli Ordini Iniziatici debbano considerarsi “via interiore”, interrelata ma diversa e distinta dalle religioni rivelate.

chariot 2Questo scritto fa seguito a un editoriale apparso sulla rivista di uno degli Ordini Martinisti in Italia, rispetto al quale, con proprietà di stile bilanciata dal rispetto per le considerazioni altrui, il nostro Filosofo Incognito e S:::G:::M::: ha espresso delle osservazioni che hanno alimentato un fluente, interessante e cospicuo dibattito.

Riassumendo, potremo dire che il Ph:::I::: Elenandro XI, ritiene che “Tale Ordine è Cristiano. La narrazione filosofica martinista, i suoi simboli, gli strumenti proposti, tutti i suoi fondatori trovano radice nel  Cristianesimo. Il quale, è bene ricordarlo, non afferisce a nessuna forma religiosa, ma è bensì una forma Spirituale” [cfr. Ecce Quam Bonum n. 8, pagg. 3-4)

Al contrario, il Ph:::I::: Aton sostiene che “gli Ordini Esoterici non possono dirsi legati ad una determinata religione che, per natura, non può essere che essoterica.”  L’articolo del Maestro Aton [cfr. Ordine Esoterico Martinista del 27 dicembre 2015] contiene chiarimenti decisi a definire il rapporto che intercorre tra un Ordine Esoterico e Iniziatico qual è il Martinismo e una Religione (ivi, in particolare, la Cristiana).

Da qui, dall’attuale prospettiva, non si pretenderà di portare un’altra ulteriore e indebita opinione, limitando queste considerazioni aggiuntive ad una analisi delle fonti, che da qui procede per verificare il fondamento tradizionale delle due opinioni contrastanti.

Opportuno partire dalle fonti più prossime, e dunque proprio dai Vademecum in uso presso il N.V.O.: e già qui troveremo, dalle Costituzioni di Flamelicus, che “L’Iniziato all’Ordine Martinista, con la sua reiterata volontà di penetrare i misteri del mondo segreto è considerato un eletto, cioè un sacerdote di tutte le religioni e particolarmente della religione della Verità.

Conseguenza esegetica di questo primo rilievo è che si potrà considerare il Martinismo “Ordine Cristiano” solo a condizione di ritenere che il Cristianesimo sia l’unica “religione della verità”: sapendo che ciò potrà essere condiviso e accettato dai dogmatici di quel credo, ma non da tutti.

Passando ad un’altra fonte di pari segno, e cioè al discorso introduttivo del G:::M::: Aldebaran al Convento Martinista di Venezia (1975), troveremo che “il primo compito che attende ogni Martinista è quello di unire e convogliare lungo l’alveo delle acque purificatrici, mai dividere o disperdere per cento rigagnoli di acque impure o, comunque, mai perfettamente limpide.”

Anche qui, la conseguenza esegetica è quella di poter ammettere gli argomenti di Elenandro XI Eremita solo a condizione di considerare il cristianesimo “acque perfettamente limpide”, il che è forse discutibile dal punto di vista metafisico, ma è certamente falso sul piano storico, per le molte colpe della Chiesa di cui gli ultimi Pontefici hanno cominciato a chiedere perdono, senza poter impedire che si producessero – come si producono sotto gli occhi di tutti – nuove impurità.

Se poi, in via comparativa, volessimo evocare l’altra corrente del M::: italiano, dagli scritti di Nebo – Il Martinismo e l’Ordine Martinista, 1976 – potremmo trarre un eccellente precedente storico, dove si può leggere: “Tutte queste ragioni espresse in breve necessariamente ci portano a sottoscrivere in pieno quanto il Gran Maestro del Martinismo svizzero, Tripet, ebbe a rispondere ad una circolare di Papus (figlio) del 5 aprile 1968 con la quale si obbligavano i Martinisti: 1. alla credenza nella divinità di Gesù Cristo; 2. alla recita del “Pater” nelle riunioni di gruppo.  Nella lettera (in risposta a detta circolare) del 14 aprile 1968 il F. Tripet dava una esauriente risposta delle ragioni che lo portavano a non accettare tali imposizioni.”

Qualora il passaggio non fosse sufficientemente chiaro per far comprendere che la questione è già stata chiarita e risolta, continueremo a leggere che: “Ci sembra ormai il caso di trarre delle conclusioni. Papus non è l’unico fondatore del Martinismo Moderno, anche se è stato l’ideatore del suo risveglio ed il principale organizzatore e divulgatore. Quanto al Martinismo che si inspira a lui, potremmo identificare due fasi. La prima ci appare sicuramente valida poggiando su basi iniziatiche e tradizionali, la seconda fase ci appare marcatamente turbata da una degenerazione mistico devozionale che precipita successivamente ai nostri tempi a livelli pressoché profani.”

Il corollario che discende da quest’ultima lettura definisce il rango della fonte a sostegno della prima tesi, comprendendo infine in questa un’ammiccante strizzata d’occhio ad una gnosi intesa come mimesi del cristianesimo, che appare discutibile anche in rapporto alla Gnosi rettamente intesa secondo le fonti alchemiche, della patristica e della letteratura apocalittica (con speciale riferimento ai Rotoli di Qumran e di Nag-Hammadi), nonché della moderna interpretazione fattane dalla psicologia del profondo di scuola junghiana.

Queste considerazioni non dovrebbero tuttavia suonare come un’aggressione a una tesi avversa. Piuttosto, si tratta di difendersi da un’imposizione. Siamo pronti alla dialettica e ad accogliere modi di pensare differenti, ma non mai a subirli e riceverli passivamente. Totale la disponibilità al confronto costruttivo, nel pieno rispetto delle regole tradizionali, iniziatiche ed ermeneutiche.

Per quanto non si condivida l’affermazione che il Martinismo sia un Ordine Cristiano, riconosciamo che tale qualificazione sussiste in taluni scritti di Papus; nondimeno essa ci appare manifestamente angolare e minoritaria, nonché fuorviante. Non si pretende che questa esegesi abbia l’ultima parola; al contrario, siamo felici che da questo dibattito tra due Maestri sia scaturito un simile impegnato confronto, e saremo ancor più felici se queste “osservazioni sulle osservazioni” potranno sortire in altri il desiderio di approfondire e di scrivere altri contributi per avanzare nella ricerca e nella comprensione.

Prima di chiudere, si dovrà in ultimo notare che, metodologicamente, questo articolo non fa riferimento ad una fonte esclusiva, ma prende in considerazione almeno sette fonti diverse, sette nodi su cui riflettere insieme e di cui il penultimo sarà dato, con divertente paradosso, proprio da uno scritto “fraternamente raccomandato” da Papus, quel Ritual and Monitor of the Martinist Order pubblicato nel 1896 da Edouard Blitz dove, tra molte cose tanto interessanti quanto distanti dalla dimensione clerical-devozionale, si legge: “Our religions quarrels for the supremacy of one cult over another (…) Think of the immense progress which the universal communion of priests of all creeds would make in the march of the people towards perfection, and you will then understand the grandeur of the idea we follow. Science, as well as Religion, must see Unity arise from Diversity by the rational reconciliation of Materialism, Rationalism, and Idealism.”

Così, proprio dal Martinismo papusiano possiamo risalire all’idea intangibile del Martinista come Filosofo Unitario, e respingere qualsiasi nozione che, attraverso l’indebita apposizione di aggettivi, ne renderebbe l’ambito di estensione più ristretto e più angusto, cosa che dobbiamo con risoluta fermezza ritenere inaccettabile per le ragioni esposte e dottrinalmente riferite e documentate.

Infine, un’ultima nota sia espressa sul fatto che inopportuni riduzionismi confessionali hanno anche l’effetto di ledere la purezza degli accordi presi con il Protocollo di Padova del 2014, dove si prometteva “La realizzazione di una forma di fraterna collaborazione, nel rispetto della piena Sovranità di ciascun Ordine, tesa a rafforzare la coesione eggregorica del Martinismo italiano”.

È evidente che la qualificazione cristiana merita tutto il rispetto qualora un Ordine dovesse scegliere questa specifica per i propri lavori, ma appare un errore di metodo ed una indebita ingerenza cercare di estendere questa connotazione in modo egemonico, tanto più or che se ne dimostra la debolissima fondatezza dottrinale.

Infine, richiamando il Papus delle “Dichiarazioni di principio dell’Ordine Martinista alla data della sua fondazione a Parigi nel 1891”, ricorderemo insieme che “L’Ordine è essenzialmente spirituale, combatte con tutte le sue forze l’ateismo ed il materialismo e, in collegamento con le altre Fratellanze Iniziatiche, combatte l’ignoranza e dà al simbolismo la grandissima importanza che gli compete in tutte le serie iniziazioni. Non si occupa di politica e tanto meno di questioni di ordine religioso. Permette e facilita gli studi mantenendo al proposito un’ampia tolleranza.”

Per queste ragioni invitiamo ad approfondire il dibattito con altri chiarimenti sulle diverse tesi, ma avendo cura di andare oltre l’opinione personale o il riferimento ad una fonte esclusiva e inquadrare il tema in una dimensione adeguata alla sua complessità e soprattutto, al di là ed oltre ogni intellettualismo, indirizzandolo ad una prospettiva costruttiva, di riparazione e reintegrazione nell’Unità, condizione di cui il Martinismo Italiano ha concreto ed attuale bisogno.

Sub Umbra Alarum Tuam, יחשוה

[Althotas vel David Aron Le-Qaraimi]

 

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