Sul Mistero di Hiram

Ave Sorores et Fratres, scrivo replicando alle Vostre istanze e di quanto esse in me sollecitano: perché talora oltre il velo intravedo il sentiero fatale, quella parte del destino che si accompagna al sentiero intrapreso. Se “sentiero fatale” vi sembrerà eccessivo e solenne, dite voi come chiamare il percorso che ci condurrà di certo alla soglia oscura.

Quindi, vi ringrazio di cuore per le riflessioni che ottengo da questo lavoro che, vorrei dire, facciamo insieme. Vorrei dire: ma non posso. Piuttosto, la sensazione è talora quella di remare controcorrente. Lo spirito di opposizione ha preso dimora stabile nella nostra modesta casa, e vi manifesta i suoi fiati. A qualcuno ho dato dei ferri da limare, e sono ancora grezzi. Ad altri ho dato dei legni da pitturare, e li ho visti bruciare nel fuoco. Vi ho proposto di studiare l’Enchiridion, e sin ora ho solo deboli tracce di questo lavoro su cui sono fermo e attendo. Ho lasciato allora che foste voi a sollecitare. Qualcuno mi ha chiesto dei testi gnostici e di Pistis Sophia in particolare, ed io ho preparato un piano di lavoro. Altri mi ha proposto di studiare lo Zohar. Ho replicato che si tratta di una immensa raccolta di libri. Davanti alle insistenze di alcuni di voi, di buon grado ho proposto la lettura della pagina di apertura della Maggiore Santa Assemblea, e avete protestato perché il testo è troppo complesso. Forse dite per modestia, visto che, a quanto mi consta, molti tra voi sono sapienti e si reputano pronti per passare ai più alti gradi.

La modestia è certamente una virtù, quando è sincera e quando è professata da persone stabili nel loro fondamento. Ma andiamo avanti. Noi ci diciamo Martinisti, come pare. Ora, sappiamo tutti che molta parte del mondo iniziatico intende il Martinismo come dimensione alla quale può accedere soltanto chi ha raggiunto il grado di Maestro in Massoneria. Certo, questo non riguarda il N::V::O::, ma ciò non significa che noi intendiamo il Martinismo come struttura per principianti: se ammettiamo nei nostri ranghi persone che non hanno parte quel grado, questo non significa che accogliamo chiunque e quindi abbiamo ragione di pretendere che vi siano nel nostro sistema persone che, per una ragione o per un’altra, posseggano comunque qualità e predisposizione.

Saprà anche, ogni buon Martinista, che un Filosofo Incognito posto a capo di una R::L:: non dev’essere necessariamente, e usualmente non è, una persona che ha dalla sua il vantaggio della celebrità o l’autorità di un ruolo accademico o altri riconoscimenti sociali che facciano di lui un notabile: è, appunto, niente di più che uno sconosciuto che, per motivi insondabili, è posto a svolgere quel ruolo. Nel farlo, ogni Ph::I::, dicono gli atti del N::V::O::, lascia la porta sempre aperta in uscita, e la tiene ben chiusa in entrata.

Senza nessun rammarico, e senza neanche dover richiamare il patto di L:: sottoscritto, che dà un indirizzo manifestamente cabalistico alle nostre ricerche e lo dispone alla comparazione con altri sistemi, tra cui il sufismo, vi dico quindi, IN LUX ET NOX di questo Solstizio d’Estate, lasciate perdere le Assemblee e dedicatevi ad altro. Torniamo a fare muratura. Prendete il regolo, la squadra, il maglietto e il cesello, la perpendicolare e la livella, la cazzuola.

Dai programmi contenuti nel Vademecum dell’Associato e dell’Iniziato trovo in proposito, per l’A::I:: “Considerazioni sul rituale di apprendista libero muratore” e per l’I::I:: “La Massoneria, i Gradi Rossi, con particolare riguardo al 18° Scozzese“. Per fare in modo che il gruppo lavori omogeneamente, dico di elevare la nostra attenzione e di ridurla alla leggenda di Hiram.

Sia chiaro che nessun lavoro è obbligatorio, così come nemmeno l’adesione al gruppo lo è. Quindi: benvenuto chi vorrà lavorare riflettendo sui temi proposti e cari saluti a chi vorrà andar via, cercando luoghi migliori per il proprio perfezionamento. Del resto, e possiamo venire all’argomento, la leggenda di Hiram, contrassegna il grado di Maestro per la Massoneria (e che, è utile ripeterlo, per molti Ordini Martinisti è la condizione di accesso al Martinismo): pertanto questa lettura dovrebbe essere, più che adatta, necessaria a tutti coloro i quali si pretendono Martinisti.

Com’è noto, Hiram fu l’Architetto che costruì il Tempio per il Re Salomone. Tempio magnifico, che presto divenne l’invidia di altri e famosi Templi del mondo antico, da Babilonia a On, da Eleusi a Delfi.

Tre Compagni uccisero Hiram: quindi, Hiram non è ucciso da estranei, ma dai suoi operai; questo il destino dell’invidiato Maestro. Uno lo colpì con il regolo alla gola, un altro con la squadra sul cuore, l’ultimo con il maglietto, sulla testa.

Il regolo rappresenta la precisione nell’esecuzione. La squadra la rettitudine nell’azione. Il maglietto la volontà nell’applicazione.

Ribaltate, queste virtù diventano difetti, e precisamente: ignoranza di ciò che si fa; ipocrisia o fanatismo nel fare ciò che non si è compreso; ambizione che induce a usurpare ciò che non si possiede.

Sono queste le cariche con cui i Compagni uccidono il Maestro.

Ma il Maestro non muore: e passa oltre la sua bara.

Per vuotare il calice dell’amarezza, terrò un teschio in mano mentre un avvoltoio mi osserva. Ma io ti vedo, e non muoio.

 

alchemcal-seven

 

 

 

 

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