Sulla lettura di un passo dello Zohar

Un discepolo domandò al Maestro: “Possiamo leggere lo Zohar”?

Il Maestro rispose: “Nulla lo vieta”. Poi aggiunse: “Sapete cos’è lo Zohar?”

Il discepolo replicò: “Certo, ho comprato il libro.”

Il Maestro sorrise, e aggiunse: “Di quante pagine è fatto il tuo libro?”

“Duecento, circa” rispose il discepolo.

“Allora quello non è lo Zohar, ma solo un estratto”.

“Davvero?” rispose una sorella.

“Proviamo a verificare: nel tuo libro c’è un trattato che ha per titolo ‘La Maggiore Assemblea’?”

La sorella, che aveva in mano il libro, cercò nell’indice e non lo trovò. Con un cenno del capo, manifestò che quel libro non c’era.

Allora il Maestro disse: “Cerca allora se trovi ‘Il libro del Mistero Nascosto”.

La sorella e il fratello cercarono nell’indice, e non lo trovarono.

Quindi il Maestro aggiunse: “Questo dimostra che il vostro libro contiene solo una parte dei libri che compongono lo Zohar e, permettete, neanche la più importante”.

Allora un altro dei fratelli uscì dal gruppo e, ad alta voce, disse: “Perché dovremmo studiare un testo così complesso? Non ci confonderà le idee?”

Una sorella che era con lui aggiunse: “Vedremo, speriamo almeno che sia utile”.

Un altro dei fratelli disse: “Ma questo non c’entra con la nostra dottrina Martinista.”

Il Maestro si rattristò. Sulle prime, pensò che fosse causa sua il motivo di quella tristezza. Rifletté un momento, e comprese subito che se avesse aggiunto ancora qualcos’altro, di certo non sarebbe stato capito. Ruppe però la sua esitazione, e rispose in ordine alle ultime osservazioni, dicendo:

“Se qualcuno mi domanda, io rispondo, perché questa è la mia funzione. Se qualcuno mi chiede di un libro, e se questo libro io lo conosco, rispondo. E se questo libro è meritevole di attenzione, io lo consiglio. E se questo libro è complesso, io suggerisco di leggere solo una pagina. E se questo libro è difficile da trovare, io dono le chiavi per trovarlo. E se questo libro è un libro incomprensibile, io indico la frase che si comprende. E se non sarò stato capace di farlo, almeno avrò introdotto alle porte di un Mistero.”

Rifletté ancora un momento, quindi aggiunse:

“Voi dite che questo non c’entra con il Martinismo. Ma io scorgo nel Vademecum dell’Associato che la bibliografia suggerita contiene testi comparativi tra i vari culti, e nel Vademecum dell’Iniziato trovo la prescrizione di studiare i sistemi cabalistici, il Sepher Yetzirah, l’Adam Kadmon e le Sephiroth”.

Rimase pensoso. Poi soggiunse sottovoce: “Sorella, questo sapere non è un sapere che può essere detto ‘utile’. Se cerchi questo genere di sapere, studia la geometria, oppure la chimica. Apprendi l’arte di fabbricare manufatti, o di far lievitare il pane. O di applicare i colori ai tessuti. Questo è un sapere che non si applica alle cose umane, ma all’anima. Se trovi difficile o oscuro questo dire, dillo pure, senza timore, ma dopo aver fatto la prova. Nessuno avrà nulla da obiettare, né questo sarà oggetto di valutazione. Ma non impedire agli altri di procedere in direzioni differenti.”

Poi si rivolse a colui che aveva parlato a voce alta: “Fratello, io non devo giustificare quel che dico e quel che faccio. Sono libero da condizionamenti e, se fossi un buon Maestro, dovrei esser capace di insegnare anche a te come liberarti dai condizionamenti e dallo spirito di opposizione che ti anima. Ma non lo sono. Tuttavia, non soffro affatto di questo, proprio perché non mi condiziona e non devo dimostrare, né a te né ad altri, il mio valore. Ego sum qui sum. Il problema non sono io. Il problema è lo spirito di opposizione, che è un grande Arconte.”

Tacque ancora per un attimo, quindi lesse, sottovoce, quella che era la prima frase importante che appare, chiara e comprensibile, nella Maggiore Assemblea: “Fino a quando ci terremo su una tribuna sostenuta da una sola colonna?”

Non finì di pronunciare la frase, e un altro dei Fratelli osservò: “Un tempio non si fonda su una colonna sola. Non siamo Stiliti.”

Anche questo Fratello, che si era sempre distinto per la sua saggezza, aveva parlato per esprimere un’opinione. Se avesse voluto invece esprimere un giudizio equilibrato, avrebbe prima letto il documento, e avrebbe trovato (127b13) la risposta: “Noi rappresentiamo le tre colonne delle Sephiroth”.

Quando udì questo, il Fratello assentì e continuò nella lettura. Così apprese che “Chi cammina andando su e giù (…) non è stabile né sincero nello spirito, perché il suo spirito non è uno spirito fermo. (…) Chi è fedele [a sé stesso] nello spirito nasconde la parola (…) [per questo] il mondo non rimane fermo, se non nel segreto.”

A quel punto tutti compresero che quel che avevano ritenuto sin qui un discorso polemico, in realtà era un’operazione di magia. E che, con troppe parole, l’operazione era stata guastata. Ciascuno aveva manifestato la propria debolezza, la sua vanità. Anche il Maestro non era immune da queste vulnerabilità. Così, in questo vuoto, lo spirito di opposizione si era fatto una casa. Il Maestro ne fu turbato, quindi si ritirò in penitenza con i suoi Sette Salmi, ad osservare il digiuno per un intero giorno e un’intera notte.

Ma lo spirito di opposizione rimase ancora a dimorare nella nicchia della sempre più debole luce.

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