Apprendere a ricevere la Luce

Ricevere può sembrare la cosa più semplice del mondo: è un atto passivo e positivo, non comporta alcuna difficoltà, se non unicamente vantaggi. Al massimo, se ciò che si è ricevuto viene valutato di poca o nulla qualità, si può sempre mettere da parte, regalarlo altrui o semplicemente sbarazzarsene.

Eppure questa cosa, in apparenza così semplice, rivela inattese complessità, legate a retropensieri e movimenti dell’inconscio in cui si agitano le basse pulsioni che un atto di liberalità può indurre a manifestarsi. Per questo è detto: «La Luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno ricevuta».

Nel lavoro di un Martinista, dopo le necessarie purificazioni per l’ingresso nell’Ordine, il primo compito è quello della Luna: abituarsi a ricevere la Luce (Novilunio e Luna Crescente) e a restituirla (Plenilunio e Luna Calante). Per ricevere bisogna essere purificati, e per restituire bisogna sentire gratitudine. Queste operazioni vanno ripetute ritualmente secondo le fasi della Luna, per essere completamente interiorizzate ed applicate con naturalezza nella vita di ogni giorno.

Ci accorgiamo tuttavia che non sempre è così e che le pulsioni basse si insinuano costantemente nel nostro lavoro. Per esempio, è sintomatico che le richieste di avanzamento non fondate sorgano nei giorni finali di Luna Calante, quando le nostre meditazioni ci inducono a lavorare contro sentimenti di angoscia come la disperazione: ed ecco manifestarsi la richiesta di avanzamento come atto in cerca di considerazione di sé. Vista la sistematicità di questa relazione tra fase finale della Luna e richieste di avanzamento, dovremo forse supporre che siano esse il prodotto di una disperata ricerca di un supplemento di luce da parte di chi sente svuotarsi la sua ciotola, non accorgendosi che quello è invece il momento della restituzione e del dare?

Per non lasciar apparire criptico questo discorso, ecco degli esempi fondati sulla vita concreta. Supponiamo che qualcuno ottenga di poter pubblicare un libro, per gentile concessione dell’Editore, senza dover sostenere alcun costo (ah! mi fosse mai capitato!) fatto rarissimo nel mercato editoriale contemporaneo, dominato oggi da un pubblico che scrive copy&paste e nessuno che legge. Supponiamo ora che, invece di riconoscere questo evento luminoso che giunge per grazia nella propria vita, invece di restituire apportando un surplus di condivisione e di azioni positive per la diffusione di questa luce, cominci ad alimentare rivoli di maldicenza, dubbio e insinuazione. Ecco, un simile comportamento è del tutto immotivato in apparenza: a un livello più profondo dell’inconscio, tuttavia questa attitudine è rivelatoria di un profondo senso di inadeguatezza, che è la molla che conduce a questo “non può essere vero” che finisce con aver effetto di respingere e negare la luce pervenuta. Un simile atteggiamento è molto dispendioso in termini energetici; è come tentare di dare acqua al deserto: non sorgerà alcun germoglio. E se qualcuno incautamente ne innestasse alcuno, morirà prima di gemmare.

Un altro esempio è dato dall’attitudine di chi intende far commercio della propria posizione in un preteso ordine spirituale, attitudine che un tempo veniva detta simonia. Poniamo che, per la logica del dare e del ricevere, qualcuno ritenga di poter reclamare un ruolo più elevato, già pregustando il poter fregiarsi di un grado superiore, ma senza aver maturato davvero il lavoro di ricevere e restituire la Luce. S’intenda: non sto mettendo in equivalenza il profano dare per ricevere con l’iniziatico ricevere e restituire; si tratta di dinamiche del tutto distinte, che recano in sé tutta la differenza che sussiste tra l’agire profano e l’agire iniziatico.

Per andare oltre la misura, già eccellente e qualificata, del grado dell’Iniziato, bisogna veramente possedere quella differenza e quindi abbandonare l’atteggiamento del mercante che dà per ricevere e immergere il mestolo nell’infinito paiolo della pura Luce dove, anche se nulla si è dato, sempre si può ricevere: ma pur sempre si deve restituire.

Per esser pronti per avanzare oltre, occorre maturare la comprensione di un altro livello, che è quello di chi dà non solo senza ricevere in cambio alcunché, ma anche senza alcuna restituzione. Questo dare senza restituzione non può essere indifferenziato, perché ogni Sole dà soltanto agli Erranti che tengono le proprie orbite. Ogni Pianeta può avere un moto ordinato, ascendente o retrogrado; in ogni caso non può abbandonare la sua orbita, altrimenti sarebbe espulso dall’Ordine e prontamente inghiottito dall’Abisso.

Possono darsi casi in cui la regola formale è davvero mero formalismo: ma questo vale solo laddove il livello di adesione e condivisione è così forte da superare ogni limite, con un travalicare della sostanza che ricolma la forma e che pure non deve indurre a pericolosi errori di sopravvalutazione, tanto di chi dà quanto di chi riceve.

Il nostro V:: Maestro, avendo bevuto fino a vuotare il calice dell’amarezza, non potrà non riflettere leggendo queste parole, non escludendo dal raggio del suo sguardo nessuno e nemmeno chi scrive. Ecco perché è utile attenersi ai nostri Statuti, che sono stati scritti da Filosofi che bene hanno compreso le debolezze della natura umana e pertanto hanno fissato regole atte ad arginare la confusione.

Pertanto, laddove una domanda di avanzamento si accompagni a indebite sollecitazioni, per di più ornate con suggerimenti che inducono a infrangere le regole, è ben chiaro che questo è un sintomo che non può non essere notato come manifestazione di debolezza di chi tanto richiede, e sarebbe ancor peggio se colui cui viene chiesto un comportamento contrario alle Regole e agli Statuti del N::V::O:: cedesse a queste vanità.

Questa riflessione sia un monito a chi si trovi ritratto in queste parole, cioè a tutti. Se ne colga il crisma didattico, e si consideri che chi ha scritto ciò che qui si legge non ha alcuna esitazione rispetto alla scelta tra fare un lavoro credibile e importante per il N::V::O:: e quella di allargare il numero dei componenti o mantenere a noi quelli che già ne fanno parte. Non abbiamo bisogno né di ampliare il numero con persone inadatte, né di mantenere chi non è adatto al percorso. Infine, un eccellente Filosofo non deve temere nemmeno l’eventualità di rimanere solo, perché nella solitudine si può trovare quel significato mistico che il giardino zoologico delle umane specie, con le sue fatali pulsioni di istinti, bassi desideri e confusione, non può dare.

Chiunque intenda progredire nel percorso del N::V::O:: attraverso il veicolo di questa L:: Luce, apprenda a ricevere, come fa la Luna Crescente e, come la Luna Calante, a restituire. Solo allora potrà tentare di essere uno che solo dà senza mai ricevere.

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 Quadro di A. Scandurra per la copertina di una delle Riviste del N::V::O::

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