Lettere e Sfere

DE SIDEREUM

Troverete sul prossimo Taccuino di Prometeo, rubrica della N::R::R::, questo scambio:
Carissimo Fr. D.
Mi piacerebbe conoscere il collegamento esistente fra i Tarocchi e il Martinismo.
Ho individuato, tramite Cecilia Gatto Trocchi, che il principale divulgatore della mantica dei tarocchi, di cui mai  si era parlato prima del 1770; fu Gébelin che pubblicò a riguardo nel 1783-5. Questi fu amico, fra l’altro di LCDSM.
P.s. La mia curiosità sull’origine della nostra “tradizione”, come metodo dottrinale, aldilà della efficacia funzionale, mi spinge a fare i collegamenti nelle mie ricerche.
Risposta:
Estrai le lettere, associale agli arcani.
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2 pensieri su “Lettere e Sfere

  1. La prima volta che Gèbelin vide i Tarocchi si volle convincere che fossero un residuo dei Libri di Toth: quel distillato di conoscenze appartenute ai Sacerdoti Egizi.
    Quelle immagini, disse Gèbelin, erano state affìdate agli zingari che le introdussero in Europa.
    Sin qui il mito; ma si sa che Gèbelin non aveva alcuna prova di ciò che affermava. Anzi, è noto che, a sostegno della sua teoria, aveva riportato alcune etimologie egizie che si dimostrarono assolutamente false (a quel tempo i gerogrifici egizi non erano ancora stati interpretati).
    Da quelle figure, che furono considerate strumeti con cui degli antichi sacerdoti Egizi vollero nascondere la propria sapienza, iniziò la tradizione esoterica dei Tarocchi: un “teroso” di arcana sapienza. E lo sono, per me che scrivo, come lo sono tutti gli stumenti “confortati” da un sano valore simbolico!
    La domanda che ci si pone, sotto il profilo epistemiologico, è: <>.
    Una risposta, se vogliamo, possiamo trovarla nel fatto che esiste un collegamento fra Gèberin e il mondo esoterico parigino.
    Gèbelin, dobbiamo ricordarlo, fu iniziato, 1771, nella loggia massonica Les Amis Réunis e, successivamente, fece parte della loggia Les Neuf Sœurs.
    Ma tutto questo, da un punto di vista filologico, quanto si correla alla “Tradizione”? Se è vero, come è vero, che Gèbelin fu amico, e chi sa, forse fratello di Loggia, di LCDSM, quanto ciò contribuí a che Papus si invaghisse dei Tarocchi? Perché i Tarocchi, che fino al 1770 ebbero, molto sporadicamente, una lettura mantica, entrarono fra gli strumenti martinisti?
    E ciò non certo per ozio o per una lettura negativa dei Tarocchi o di qualsiasi altro strumento iniziatico!
    Chi scrive dá un grande valore alla “conoscenza” razionale delle “cose” e, tramite questa conoscenza, ha sempre trovato un ausilio importante e “concreto” per procedere nella ricerca del vero che è bello ed è “divina riconginzione” o, meglio ancora, ricongiunzione al divino. Prometeo.

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  2. I Tarocchi, che a lungo hanno trovato modo di sopravvivere attraverso superstizioni gitane, costituiscono per chi sa decodificarli una mappa del cielo, come dimostra lo studio della volta del tempio di Den De Ra, dove l’essenza dei 22 Arcani, dei 12 Segni, dei 36 Decani e dei 40 Arcani minori sono tracciate.
    Dire che questa linea di conoscenza sia Martinista o Rosacrociana, non significa molto: è più significativo dire che si tratta di un presupposto necessario, che precede l’epoca dei Lumi.
    Si tratta, in breve, di una parte di quell’armamentario che preesiste agli Ordini Iniziatici moderni, e di cui si dovrebbero studiare le radici profonde.

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